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René JACQUIER – Inventore, chimico, scrittore e uomo di fede

 

 

René JACQUIER – Inventore, chimico, scrittore e uomo di fede.

*Il tempo dell’apprendistato

René Jacquier è nato il 5 luglio 1911 a Lione.

In questa città ha compiuto i suoi studi nell’esclusivo liceo de La Martinière, poi alla Scuola Superiore di Chimica Industriale di Lione, oggi la CPE di Lione, dove è stato allievo del premio Nobel Victor Grignard.

 

Oltre che a solide conoscenze di chimica industriale ed organica, René Jacquier ha acquisito, a contatto con i suoi maestri, uno speciale metodo di osservazione e di pensiero. Egli ha applicato tale metodo con eccezionale intelligenza, grande immaginazione, ma, anche solido buon senso, facendo così delle importanti scoperte in campi differenti quali la luce, la materia, la biosintesi,le malattie gravi come il cancro.

 

*Il tempo delle scoperte

Questo chimico geniale comincia la sua carriera nel 1936 in Francia e in Brasile,in una filiale di Rhone-Poulenc-Kuhlmann. Un breve intermezzo nell’armata d’Africa tra il 1936 e il 1941 per adempiere al servizio militare e, sempre su richiesta della sua società, egli ritorna a Rio de Janeiro.

Qui incontra la sua  affascinante sposa Maria Luisa, detta Maria, e, nello stesso tempo, i ricercatori dell’Istituto Oswaldo Cruz  (l’equivalente brasiliano dell’Istituto Pasteur) con uno spirito critico e aperto corrispondente al suo (Professor Aréa Leào e dottor Cury et Goto…). Tutto ciò gli permette di lavorare su un insieme straordinariamente vario di “molecole” indispensabili alla salute umana. Innanzitutto gli antibiotici, soprattutto la penicillina, che, dopo essere stata messa in disparte per 15 anni, avrebbe soppiantato i sulfamidici, salvato la vita di miliardi di individui nel mondo e aperto la via verso una nuova classe di medicinali. Egli lavora ugualmente sugli ormoni, le vitamine e gli enzimi.

Queste precise conoscenze della biochimica gli permettono di elaborare una teoria concernente la genesi delle malattie. Il lavoro effettuato fu pubblicato nel 1946 nella “Revista Brasileira de Medicina” (vedere la lista delle sue pubblicazioni alla fine del documento).

 

Queste teorie aprono numerosi assi di ricerca come l’importanza delle vitamine ed altri biotici, diventati  attualmente alla moda per alcuni, ancora disdegnati da altri. Una delle idee principali è quella di trovare un mezzo che permetta la normalizzazione dell’ossigenazione dei malati, al fine di rinforzare la loro vitalità. In effetti, una migliore vitalità permette:

  • sia una guarigione naturale;
  • sia di rinforzare l’azione dei medicinali per effetto sinergico;
  • sia di lottare contro gli effetti secondari di certi  medicinali come, per esempio, quelli utilizzati nelle chemioterapie;
  • sia sicuramente le tre cose allo stesso tempo!

E’ un problema familiare che, nel 1946, porta la soluzione cercata. Le due figlie della coppia, Charlotte e Jeanne (18 mesi all’epoca), sono colpite da una grave pertosse. Sciroppi, vaccini…La malattia resiste. Rimane una soluzione, non molto pratica francamente, abbastanza costosa e che necessita di un protocollo ben preciso (ma che è efficace ancora oggi…): un viaggio in aereo. E’ a questo punto che la particolare  ‘forma mentis’ ed il sapere scientifico di René Jacquier fanno miracoli. Mentre voi ed io ci accontenteremo di imbarcare i nostri bambini verso il più vicino aerodromo,egli si mette a riflettere.

Prima tappa:

  • perché su un aereo da turismo (quindi non pressurizzato…), i malati ottengono una ripresa di vitalità?
  • Risposta: chi dice “ascensione brutale” dice “rarefazione dell’atmosfera”, cosa che causa un abbassamento della pressione al livello del sangue. In esso le molecole di emoglobina che trasportano ossigeno, rilasciano questo elemento in  quantità maggiori rispetto al solito. Questa liberazione accresciuta di ossigeno nascente e facilmente assimilabile dalle cellule corporali ha conseguenze molto positive sulla vitalità

Seconda tappa:

  • Quali molecole, offerte dalla Natura, sarebbero capaci di catturare l’ossigeno e di rilasciarlo facilmente?
  • Risposta che solo un chimico può dare: i terpeni di pino sottoforma perossidata. Questo processo straordinario permette non di avere un maggiore quantitativo di ossigeno che sarebbe pericoloso, ma, permette di utilizzare al meglio l’ossigeno naturalmente disponibile senza pericolo e senza effetti secondari.

 

Il concetto di ossigenazione biocacatalitica e la sua applicazione sottoforma di un’apparecchio precursore del Bol d’Air sono nati….E, per la storia, né Charlotte, né Jeanne, hanno avuto bisogno di un viaggio in aereo…

Questo lavoro sulla biocatalisi è stato pubblicato nel 1947 sempre nella rivista “Revista brasileira de medicina”.

 

Tornato in Francia nel 1947/1948, René Jacquier riflette su differenti procedimenti di creazione di terpeni perossidati che d’altronde sono l’oggetto di brevetti inglesi,, francesi e di specificazioni complete fino al 1951.

 

In un primo apparecchio, una corrente gasata carica di vapori di essenze di pino diretta verso una fiamma di idrogeno poi raffreddata brutalmente. La combustione, completa, non libera che vapore acqueo (oltre ai composti di perossido, ovviamente!). L’apparecchio presenta, sfortunatamente, gravi inconvenienti, come la pesantezza dello stoccaggio e la manipolazione di bottiglie di idrogeno sotto pressione, la difficoltà a regolare l’apparecchio per ottenere prodotti non lacrimogeni e non pirogenetici (=che producono calore).

Nel 1986, René Jacquier mette a punto una nuova tecnica che consiste nel dirigere la stessa  corrente di gas verso un arco elettrico ed una resistenza che produce calore. Le perossidazioni ottenute sono, inoltre, di migliore qualità grazie ad  una gestione elettronica del procedimento. L’apparecchio prodotto è più semplice da utilizzare, di costo nettamente ridotto e senza gli inconvenienti precedentemente citati.

Le brillanti scoperte di René Jacquier sull’ossigenazione biocatalitica sono le più indispensabili ai malati, ma sono lontane dall’essere le sole. Pur continuando a fornire un lavoro di qualità come ricercatore presso la Rhone-Poulenc, quest’uomo geniale si interessa ad altri campi dalla fisica alla chimica.

Egli ha una visione “meccanica” delle cose che lo circondano ed applica loro ciò che i matematici chiamano delle “immagini omotetiche”. Per spiegare il più semplicemente possibile:le regole che regolano o spiegano ciò che si ha sotto gli occhi permettono di comprendere fenomeni simili posti in un’altra dimensione, sia essa infinitamente grande o infinitamente piccola (come per esempio c’è una somiglianza tra  l’atomo ed il sistema solare). Alcuni scienziati utilizzano ugualmente questo procedimento nella dimensione del tempo: è il principio dell’attualismo, caro ai geologi, che permette loro di ricostituire i paesaggi e il clima del passato.

Ma occorre, tuttavia, un tocco personalissimo per ottenere risultati interessanti. A titolo di esempio, lavorando dietro la stazione di smistamento di Perrache, il movimento dei treni e dei loro vagoni ispira a René Jacquier una nuova concezione della luce, quella che cercava Albert Einstein  (presentazione nel 1958 in una nota all’Accademia delle Scienze).

Egli lavora ugualmente su una nuova concezione dell’atomo (1957 – Chemical Abstracts 1960, pagina 1650), nel campo della tissotropia (si qualifica tissotropico un prodotto che ha un aspetto gelatinoso e che, se agitato, diviene liquido – brevetto depositato su questo argomento), sulle onde e la loro frequenza, sull’elettricità (generale ed umana), sulla catalisi.

 

Tutti questi lavori e le esperienze ad esse collegate cono presentati nel 1961 nel libro “De l’atome à la vie” (Edizioni Amphora). Quest’ultimo riceve una critica favorevole dalla commissione dei libri dell’Istituto pedagogico nazionale sotto la rubrica  “Science Naturelle et Medicine”. Esso è il solo ad essere raccomandato come acquisto prioritario dal Ministero dell’Educazione Nazionale, nel settembre 1962.

Questo libro ha una nuova edizione nel 1981, anno in cui è pubblicata la seconda grande opera di René Jacquier, “Essai sur une mecanique universelle” (Tipografia corbasienne- Rhone) che completa il primo e riprende nuove idee.

Nota: una versione più dettagliata e scientifica dell’ossigenazione biocatalitica è disponibile su  questo sito  http://www.holiste.com, rubrica “Presse” o nella rubrica “Données scientifiques” sotto il titolo “les bienfaits d’une meilleure oxygenation”. Inoltre, pensiamo di integrare questo stesso sito con una serie di documenti riguardanti tutte le idee di Renè Jacquier, cercando di renderle  accessibili al maggior numero di lettori.

 

*Il tempo delle applicazioni.

I libri scritti da René Jacquier hanno permesso di far conoscere le sue idee originali nel campo della fisica benché egli sia al di fuori dei circuiti classici di ricerca. Egli ha ricevuto numerose  testimonianze d’interesse, tra cui quella del Premio Nobel Louis de Broglie, ma le sue teorie non sono ancora ufficiali e insegnate nelle scuole.

 

Grazie all’ossigenazione biocatalitica che il nome di René Jacquier è conosciuto maggiormente. Negli anni 50, egli ha offerto a tutti coloro che gli scrivevano la tecnica permettendo loro di costruire da soli un apparecchio creatore di terpeni perossidati. Sempre senza contropartita finanziaria, Jacquier ha permesso l’apertura di luoghi di cura tenuti da impiegati dove ognuno poteva apprezzare i benefici del suo metodo. Il centro di Lione ha avuto un successo particolare al punto che file di attesa si formavano sul marciapiede! Attualmente è sempre possibile testare l’apparecchio presso farmacie, negozi di prodotti dietetici e kinesioterapeutici…troverete la lista su questo sito, rubrica “Bol d’Air Jacquier”, sotto il titolo “Centres Bol d’Air ”.

Questi centri hanno attirato tutta l’attenzione dei giornalisti che hanno fatto, allora, grandi titoli su René Jacquier: “A Lione, il chimico René Jacquier  lotta contro il cancro riossigenando le cellule” oppure “Il Bol d’Air Jacquier combatte la malattia rigenerando il sangue” Jean Palaiseul  gli ha dedicato un grande capitolo nel suo libro “Tous les espoirs de guérir”.

 

Malgrado le numerose testimonianze attestanti un reale sollievo e, spesso, la guarigione dei malati utilizzatori della tecnica (o attestanti il mantenersi in forma per gli utenti in buona salute), il mondo medico si è poco interessato a questo metodo. René Jacquier possiede nei suoi archivi almeno 15 anni di rifiuti ripetuti per il solo testare medicalmente la sua invenzione.

Perché? La nostra medicina si è allontanata, per alcuni anni, dalla nozione di “terreno” da curare o rinforzare in un individuo. La volontà di ricerca si indirizza verso i metodi medicamentosi pesanti per curare di volta in volta una malattia già insediata. La medicina omeopatica e le medicine dette “naturali” utilizzano tecniche dolci, a priori senza pericolo per l’individuo. Queste medicine integrano perfettamente la tecnica dell’ossigenazione biocatalitica  nella prevenzione come nella guarigione, in sinergia con le loro proprie molecole.

Il problema è che la scoperta di René Jacquier si è trovata così marginalizzata:poiché essa è insegnata ai futuri naturopati  e se non poteva essere oggetto di studi da parte di futuri medici in un quadro classico.

Malgrado tutto, nel 1989, grazie al sostegno di Marie-Laure Delanef, creatrice del laboratorio Holiste, il Bol d’Air  come noi lo conosciamo oggi arriva a vedere la luce. Leggero, pratico, facilmente trasportabile e utilizzabile, con un prezzo tirato al massimo per la vendita ed un costo di funzionamento giornaliero equivalente al prezzo di una capsula gelatinosa alimentare, i suoi utilizzatori si sono dichiarati soddisfatti. Esso possiede in più il Visa Ecocert e la menzione “Bio” Natura e Salute, garanzie di qualità.

 

Alcuni medici che hanno utilizzato  il metodo o sono stati sedotti da questo nuovo apparecchio, hanno manifestato pubblicamente la loro soddisfazione: il professore Max Berger, otorinolaringoiatra degli ospedali di Bordeaux, negli anni 1960, il cardiologo indiano Pran Ranjan Prasad, nel 1973, il dottor Claude Vast, pneumo-fisiologo di Limoges, nell’aprile del 1995, il dottor Norbert Aveytan, oncologo presso la clinica Labrouste di Parigi. Quest’ultimo che esercita ancora utilizza sempre il Bol d’Air per alleviare la fatica generata dal trattamento anticancro. Egli non può fare studi più approfonditi sull’argomento, non per mancanza di entusiasmo, ma, a causa della mancanza di mezzi e di personale competente.

 

*Oggi

Marie e René Jacquier  sono la testimonianza vivente dell’efficacia del Bol d’Air: Marie mostra 20 anni di  meno di quelli che la sua carta d’identità rivela e René Jacquier, a più di 90 anni, dà ancora con una passione sempre viva conferenze in Francia ed in Europa, e trova immediatamente il minimo sbaglio nelle formule chimiche che gli passano sotto gli occhi. Egli spera, senza scoraggiarsi, che le sue idee saranno riconosciute e apprezzate da un pubblico sempre più vasto.

 

Più che mai il laboratorio Holiste ha per obiettivo di far conoscere  l’ossigenazione biocatalica ad un maggior numero di persone e di utilizzare i metodi razionali e moderni del XXI secolo per capire meglio la sua azione benefica.

La nostra intenzione non è quella di rifiutare le medicine tradizionali a favore delle medicine dolci o l’inverso, ma, di prendere il meglio delle due tecniche per il benessere di tutti.

 

A questo scopo delle ricerche sono state intraprese da medici e scienziati riconosciuti nel loro paese. I loro lavori sull’ossigenazione di René Jacquier sono d’ora in poi l’oggetto di pubblicazione o di comunicazione a livello internazionale: il professor De Cristofaro, primario italiano, il professor Andrea Lino, specialista in medicina sportiva a “La Sapienza” di Roma.

Troverete i risultati su questo sito http://www.holiste.com, rubrica “Données scientifiques”, sotto il titolo “Obesità, oxygene et Bol d’Air Jacquier : premiers résultats ! ”, “ Sportifs de haut niveau et Bol d’Air: un mariage réussi ! ”, e, più in generale, sotto il titolo “Les études scientifiques et le Bol d’Air”.

 

L’ultimo studio che si conosca, grazie ad una tecnica messa a punto dal laboratorio Kirial International, la prova che ciò che si respira in uscita dal Bol d’Air è anti-radicali. Questa tecnica sarà presto resa dettagliata su questo sito nella rubrica “Données scientifiques”

 

Holiste Laboratoires et Développement