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STUDI SCIENTIFICI SUL METODO DI OSSIGENAZIONE BIOCATALITICA “BOL D’AIR”

STUDI SCIENTIFICI SUL METODO DI OSSIGENAZIONE BIOCATALITICA “BOL D’AIR” DEL DOTTOR RENÉ JACQUIER

Estratto da “Recherches scientifiques autour du Bol d’Air Jacquier“ .

Studio della Dott. Beatrice Mercier laureata in biologia e scienze ricercatrice in biologia e ecologia

 

L’ossigenazione biocatalitica è un metodo dolce per vivere in buone condizioni per conservare e migliorare la propria vitalità. La sua creazione è stata un misto di necessità, di empirismo, di scienza, di amore per la natura. Da allora milioni di utilizzatori se ne sono dichiarati soddisfatti. Il laboratorio Holiste si propone di utilizzare i metodi razionali e moderni del XXI  secolo. Per comprendere meglio le azioni benefiche del Bol d’Air numerose ricerche  scientifiche sono state intraprese attualmente grazie a donne e uomini appassionati per la salute degli uomini e degli animali. Tali risultati sono riassunti in queste poche pagine.

 

*Patologie diverse e Bol d’Air.

Il Professor Max Berger, otorinolaringoiatra dell’ospedale di Bordeaux, è stato un utilizzatore entusiasta del metodo Bol d’air Jacquier. Il risultato della sua esperienza è riportato in una comunicazione alla società di gerontologia di Bordeaux e del Sud-Ovest (seduta del 5 maggio 1960). Già nel 1960 il Professore aveva attirato l’attenzione dei suoi contemporanei sulla necessità di respirare aria pura, di avere un’alimentazione equilibrata e delle relazioni armoniose; constatava, però, nei suoi pazienti, l’incapacità  a vivere considerando questi tre elementi necessari alla buona salute. Egli raccomanda fortemente l’utilizzazione del Bol d’air alle persone che presentano  debilitazioni a carico delle vie respiratorie, dell’apparato cardiaco, cardio - polmonare , circolatorio ed epato-digestivo.Le indicazioni riguardano sia gli adulti che le età estreme della vita, quindi, bambini ed anziani.

 

*Patologie cardiache e Bol d’air

Nel 1973 il cardiologo indiano Pran Ranjan Prasad  ha testato il metodo Jacquier su persone che soffrivano di angina pectoris o “angor” da 1 a 7 anni ( rapporto pubblicato in 2 ).

Egli ha richiesto ad un gruppo di 15 malati di respirare ogni giorno un Bol d’air campione, nel quale i terpeni erano stati sostituiti dall’acqua e ad altri 15 malati ha chiesto di utilizzare  il Bol d’Air con le essenze terpeniche abituali.

Per questo ultimo gruppo Prasad ha constatato un miglioramento dei sintomi clinici ed elettrocardiografici in più del 70% dei casi. E, ovviamente, nessun miglioramento è stato rilevato nei malati che avevano respirato un’aria arricchita di vapore acqueo.

 

Questa malattia permette di comprendere l’azione del Bol d’Air

L’angor è dovuto alla stenosi o occlusione delle arterie coronariche in seguito alla formazione di una placca  di grasso nella parete dell’arteria stessa. Restringendo il vaso,questa placca causa la formazione di un coagulo che è all’origine di una trombosi o di un infarto del miocardio. Essa causa, soprattutto, un difetto di irrigazione del muscolo cardiaco  e, dunque, una carenza acuta di ossigeno. Generalmente, durante uno sforzo,  la mancanza di ossigeno provoca nel paziente crisi dolorose nella parte sinistra della gabbia toracica: sono crisi molto fastidiose, difatti la radice latina della parola ‘angor’, sta a significare  proprio ‘angoscia’.

L’ossigeno liberato dal complesso emoglobina-ossido di terpene non dipende dalle condizioni dell’ambiente e  può essere donato alle cellule, qualunque siano le condizioni dell’ambiente;la persona che compie  uno sforzo fisico sarà meglio ossigenata e vedrà diminuire i dolori dell’angor.

 

L’altra via per combattere tale patologia, fatta eccezione dell’intervento chirurgico, è l’uso di medicinali, in particolare quelli che hanno effetti vasodilatatori ( e ipotensori ), che facilitano la circolazione intra - coronarica. Le molecole chimiche più conosciute sono i nitroderivati o inotropi positivi (come la trinitrina), i beta bloccanti (come il propranolo), gli ace-inibitori (come il minoxidil ) e i calcio antagonisti. Un altro medicinale molto più conosciuto e utilizzato per la formazione di coaguli è l’aspirina, in quanto antiaggregante piastrinico.

 

Questi medicinali presentano numerosi effetti indesiderabili, la stessa aspirina contrariamente all’idea che se ne ha, a forti dosi  può provocare un abbassamento dell’acutezza uditiva e ronzii alle orecchie, ma anche vertigini, sudorazione, iperventilazione e sanguinamenti gastrici..

 

Per i nitroderivati si osservano più frequentemente cefalee  dose/dipendente,  vampate vasomotorie, rush cutanea e talvolta l’aggravamento di emicranie e di ipotensione ortostatica. Una perdita della loro efficacia si può osservare in caso di mantenimento di una concentrazione elevata nei tessuti. Gli ace-inibitori agiscono sul rilassamento della muscolatura liscia, ma anche sulla diminuzione della secrezione dell’insulina. Si è cercato di ottenere dei medicinali che agissero solo su uno di questi punti, ma problemi possono comunque presentarsi in circostanze particolari.

 

I calcio antagonisti con indicazioni cardiovascolari hanno effetti indesiderati come abbassamenti di pressione, rossori del viso, iperplasia gengivale, cefalee, vertigini, edemi degli arti inferiori, tachicardia reattiva. Questa vasodilatazione comporta una liberazione riflessa delle catecolamine che possono paradossalmente aggravare una insufficienza coronaria. La maggior parte di questi farmaci era ben conosciuta dal Professor Prasad. Egli cercava comunque una terapia diversa che non avesse gli effetti secondari descritti e che permettesse all’ossigeno di circolare di nuovo nelle coronarie: da qui il suo entusiasmo per il metodo René Jacquier.

 

*Patologie dell’albero respiratorio e Bol d’air

Nell’aprile del 1995, il dottor Claude Vast, pneumo-tisiologo di Limoges, ha condotto uno studio su 83 pazienti affetti da diverse patologie respiratorie, con una percentuale molto alta di bronchitici cronici, asmatici gravi, più qualche caso ancora più grave. I risultati furono pubblicati lo stesso anno.

Tutti i malati hanno constatato un miglioramento, a volte spettacolare, dei loro sintomi clinici, e il dottor Vast si convinse che l’uso dell’apparecchio di René Jacquier avesse migliorato  l’evoluzione clinica post-ospedaliera.

Il caso più spettacolare è quello di un malato affetto da una miocardiopatia cronica con frequenti ricoveri in ospedale a causa del fallimento di tutte le terapie eseguite. Senza alcun cambiamento del trattamento eseguito fino ad allora, nello spazio di 6 sedute di una decina di minuti al giorno ha potuto riprendere la sua attività quasi normalmente.

Il dottor Joanne Garcias, riprendendo i lavori del dottor Vast e di qualche altro, ricordava che il Bol d’Air poteva “attraverso un’azione generale su tutti i metabolismi, rallentare i meccanismi di degenerazione dell’organismo, stimolare le difese naturali, prevenire i disturbi fisiologici della senescenza, mantenere un buon equilibrio nervoso e psichico. L’efficacia della sua azione nelle patologie respiratorie, non deve far dimenticare il ruolo positivo sull’insieme delle funzioni metaboliche attraverso il miglioramento dell’ossigenazione tissutale”.

Le ricerche attuali

Il progresso delle tecniche moderne permette di comprendere meglio gli effetti del Bol d’Air. Diversi studi sono stati intrapresi:l’azione del Bol d’Air  su patologie differenti, su persone sane e sulle cellule, in vitro.

Patologia dell’obesità e Bol d’Air.

L’obesità e la mancanza di ossigeno.

Il Professor De Cristofaro è un endocrinologo e un nutrizionista italiano, specializzato in problemi legati all’obesità e all’anoressia, direttore del centro ospedaliero di fisiopatologia della nutrizione di Giulianova.

Con la sia équipe ha proposto ai suoi pazienti un programma completo di appoggio al processo di dimagrimento o all’anoressia, sia sul piano medico che psicologico e dietetico.

E’ stato uno dei primi  a comprendere, insieme al Bottai, che l’obesità è legata alla funzione respiratoria.

 

Analizzando il grafico, sotto riportato, si nota che più i pazienti presentano un soprappeso o una obesità marcata, meno le loro cellule sono provviste di ossigeno.

E’  ancora più inquietante apprendere dai dati recenti che l’ipossia contribuisce all’insulino-resistenza.

 


  • in ascisse (l’orizzontale) il BMI (o IMC) dei pazienti;
  • in ordinata (la verticale), il tasso di ossigeno disponibile a livello delle loro cellule (unità: VO27KG7min).

Le persone più magre sono rappresentate a sinistra del grafico e le più grasse a destra.

*Il BMI  (body mass index) o IMC in italiano (Indice di massa corporea) si calcola dividendo il peso in chili di una persona per la sua altezza al quadrato.

Esempio: un individuo di 70 chili e 1.85 di altezza  avrà un IMC di 70/(1.85)=20.45 (IMC normale tra 18.5 e 24.5).

I  problemi cominciano al di sotto di 18,4 (=magrezza eccessiva); il soprappeso è considerato tale quando si ha un IMC che varia tra 25 e 29.9  e l’obesità al di sopra di 30.

Peraltro, questo aumento ponderale che accompagna la riduzione progressiva della disponibilità in ossigeno si traduce con la riduzione progressiva del rapporto ossidazione dei lipidi/ossidazione dei carboidrati. In termini più semplici quando si è in uno stato di mancanza di ossigeno, l’organismo va per prima a utilizzare gli zuccheri alimentari al posto dei grassi immagazzinati, diminuendo così la possibilità di eliminare facilmente i chili superflui. E, quindi, più si è grossi e più lo si resta!

 

Il contributo del Bol d’Air Jacquier nella patologia dell’obesità.

Se da una parte si nota la relazione tra la mancanza di ossigeno e l’obesità, dall’altra parte, con l’aiuto del metodo del Bol d’Air, l’organismo può avere a disposizione un ossigeno molto più assimilabile dalle cellule. E’ interessante collegare i due aspetti onde migliorare ciò che è diventato un incubo per milioni di persone in Europa e in America. Il professor De Cristofaro e la sua équipe sono rimasti affascinati dalla originalità, dalla innocuità e soprattutto dall’efficacia del metodo di René Jacquier. Molti test sono stati effettuati su pazienti volontari. Alcuni di essi hanno respirato le essenze perossidate del Bol d’Air per 9 minuti, da 3 a 5 volte la settimana, per la durata di 2 mesi. Sono stati messi a confronto con altri malati, campioni,  dello stesso sesso, IMC…, che non avevano beneficiato dell’azione biocatalitica. Naturalmente tutti hanno eseguito lo stesso programma medico, psicologico e dietetico messo a punto dall’équipe del professor De Cristofaro.

La perdita di peso ottenuta risulta, quindi, soddisfacente e superiore a quella del gruppo campione.

Le persone che respirano il Bol d’Air notano che i loro consumi energetici a riposo tendono ad aumentare. Ciò vuol dire che l’energia spesa per assicurare il buon funzionamento del sistema circolatorio, digestivo (= il “metabolismo basale”) aumenta. Nel caso degli altri malati “campioni”  questo tasso resta stabile. E bisogna sapere che nel caso di obesità eccessiva con pazienti che hanno difficoltà a dimagrire, questo tasso tende a diminuire¼

 

Le persone testate notano un aumento significativo del volume di ossigeno consumato. Ora, per il gruppo campione, il volume di ossigeno consumato resta stabile¼

Tra il calcolo di ossigeno consumato e quello del volume di anidride carbonica rilasciato, si può calcolare il quoziente respiratorio: esso rappresenta il volume di CO2 prodotto in funzione del volume di O2 consumato, in un’unità di tempo.

Questo calcolo è interessante perché  dà delle informazioni sulla natura dei substrati utilizzati per ottenere dell’energia. Per esempio, un quoziente respiratorio elevato indica un consumo preferenziale degli zuccheri alimentari invece che dei grassi immagazzinati e sarà un cattivo pronostico per la riuscita della dieta.

Le persone che hanno respirato il Bol d’Air hanno una riduzione significativa del quoziente respiratorio ( quello del gruppo campione è rimasto identico tra l’inizio e la fine dell’esperimento), e questo dimostra la possibilità di bruciare grassi e una migliore qualità di dimagrimento.

Inoltre, le persone testate hanno un aumento della loro massa magra, cioè un rinforzo delle fibre muscolari (cosa che non si è verificata per il gruppo campione). Bisogna sapere, infatti, che la perdita di peso si accompagna frequentemente, per le obesità eccessive, ad uno scioglimento muscolare.

Il Bol d’Air Jacquier ha, dunque, permesso, per questi pazienti un dimagrimento di grande qualità, con eccellenti indici metabolici che hanno permesso di evitare una ripresa di chili.

D’altronde, anche se non è quantificabile “fisicamente”, i pazienti hanno provato un benessere superiore a quello del gruppo campione. E’ importante perché hanno ugualmente mostrato una motivazione più sostenuta, essenziale in questo tipo di patologia che necessita di un trattamento di molti mesi, se non addirittura di anni.

Il testo integrale della comunicazione e della pubblicazione dell’équipe  italiana è sul sito: www.herbapharma.it rubrica “Studi scientifici”, sotto il titolo “Obesità, ossigeno et Bol d’Air Jacquier: primi risultati!”. Testo in italiano.

*Patologie respiratorie e Bol d’Air

In Polonia, le allergie e i problemi respiratori sono di un’estrema gravità, a causa dell’inquinamento atmosferico e alimentare. Per esempio, i nitrati ingeriti dai Polacchi causano una diminuzione del loro tasso di ossiemoglobina. Alcuni medici stanno testando attualmente gli effetti del Bol d’Air su dei malati e presenteranno presto le loro osservazioni.

 

*Bol d'Air e lo sport

Le diverse qualità fisiche degli sportivi sono la forza, la coordinazione, l’agilità e la resistenza (¼allo sforzo). Il loro livello di sviluppo determina il livello della loro condizione fisica.

Il Professor Lino, dell’Università “La Sapienza” di Roma, è uno specialista di medicina sportiva.

Egli ha realizzato diversi esperimenti presso 18 volontari, sportivi di alto livello. Questi ultimi, nuotatori, sono stati suddivisi (il termine franglais scientifico è “randomizzati”) in due gruppi, uno ha utilizzato il Bol d’Air (3 minuti prima dell’allenamento e 3 minuti dopo, per 6 giorni, per 2 mesi) e l’altro no. Sono state valutate l’elasticità mucolare, la resistenza alla sforzo e la velocità.

I risultati sono stati spettacolari.

La resistenza e la capacità a mantenere uno sforzo d’intensità data il più a lungo possibile. Dopo 2 mesi, la resistenza allo sforzo di tutti gli utilizzatori del Bol d’Air aumenta di due, tre, quattro volte mentre nessun altro sportivo dell’altro gruppo aveva ottenuto tali risultati.

L’elasticità muscolare è molto importante per il lavoro di velocità d’esecuzione e la buona salute dei muscoli allo sforzo. Questa proprietà muscolare è dovuta alle fibre che compongono i muscoli scheletrici. Se queste fibre sono sollecitate aldilà della loro elasticità, con uno sforzo superiore al normale, possono sorgere diversi problemi: stiramento e, se c’è uno strappo, rottura muscolare parziale o totale secondo l’importanza delle fibre colpite.

Tra i nuotatori volontari del professor Lino, le cifre parlano da sole. Si osserva:

  • una diminuzione dell’indice di elasticità muscolare (CMJ%) tra l’inizio e la fine dei 2 mesi di allenamento per il gruppo campione (da 5,17 a 1,72, cioè una diminuzione del 67%);
  • un aumento di questo indice per i volontari che avevano testato il Bol d’Air (da 4,67 a 11,28, cioè un aumento del 142%);
  • una diminuzione di questo indice (RFV%) tra l’inizio e la fine dei due mesi di allenamento per il gruppo campione (da 4,39 a 1,77, cioè una diminuzione del 60%);
  • un aumento di questo indice per i volontari che avevano testato il Bol d’Air (da 3,65 a 15,54, cioè un aumento del 326%).

 

I dati integrali di queste esperienze sono sul sito htpp:/ /www.herbapharma.it., rubrica “Studi scientifici”, sotto il titolo “Il Bol d’Air e lo sport”. Testo in italiano.

*La cellula e il Bol d’Air

Permette di respirare dell’ossigeno attivo, ma senza produzione di radicali liberi, questa è stata l’inquietudine prioritaria degli ideatori degli apparecchi Jacquier, quando i primi risultati scientifici riguardanti le biossidazioni furono pubblicati. La perfetta comprensione  della biochimica da parte di Renè Jacquier, la certezza scientifica che l’aria in uscita dall’apparecchio è senza ozono, la cultura medica tradizionale legata all’utilizzo di essenze terpeniche e soprattutto i risultati ottenuti dagli utilizzatori entusiasti, hanno allontanato questo dubbio.

Le tecniche, ora, ben conosciute delle culture cellulari fuori dell’organismo, “in vitro”, portano un’ulteriore prova degli effetti positivi dell’ossigenazione biocatalica.

Nel maggio 2004, il laboratorio Cedra (Couternon – Cote- d’Or) ha realizzato, sotto la direzione di Michel  Prost (laboratorio Kirial International), un test di valutazione del potere anti-radicale a differenti lotti di cellule precedentemente sottoposte all’azione della frazione volatile e a confrontare le loro reazioni a quelle di un lotto  campione sottoposto alla stessa aggressione, ma senza la protezione del Bol d’Air.

Queste esperienze saranno l’oggetto di un altro rapporto che potrete trovare su questo sito verso settembre/ottobre.

*E per il futuro?

La rivelazione dei pericoli dei radicali liberi ha permesso di capire il motore o l’origine di numerose malattie.

La rivelazione del potere anti-radicale del Bol d’Air apre favolosi assi di ricerca per contribuire, nel nostro piccolo, all’equilibrio e alla salute degli uomini e degli animali.

Da parte loro, i professori De Cristofaro e Lino, proseguono e intensificano i loro sforzi e noi speriamo di potervi fare presto partecipi dei risultati scientifici ottenuti

 

Bibliografia

1 : Berger,  Une médication naturelle de choix : l’oxygénation bio-catalytique, J de médecine de Bordeaux, n° 11, 1314-1326, 1960.

2 : Jacquier R., De l’atome à la vie, 441 pp., Ed. Amphora, 1961.

3 : Ovize et coll., L’ischémie myocardique, cours de cardiologie, Lyon

4 : Allain, les médicaments, CdM Editions ou extraits sur site pharmacorama.com, 2002.

5 : Vast, Rapport  d’utilisation de la méthode d’oxygénation biocatalytique René Jacquier, Cahiers de biothérapie, n° 136, octobre-novembre 1995

6 : Garcias, Principe d’utilisation de la méthode d’oxygénation biocatalytique René Jacquier, Cahiers de biothérapie, n° 146, juin-juillet 1997, 69-71

7 : De Cristofaro et coll., Evaluation by indirect calorimetry of the respiratory integration with alpha and beta pinene peroxides, Experimental Biology, FASEB, avril 2003.De Cristofaro et coll.,  Experimental Biology 11-15 Aprile 2003, S. Diego- USA.

8 : De Cristofaro et coll.,   Metabolic effects of biocatalytic oxygenation, Vol 27,Supplement 1,May2003 International Journal of Obesity 12th European Congress on Obesit,  2003, Helsinky- Finlandia.

9 : De Cristofaro et coll.,   Obesity management using respiratory integration with alpha and beta pinenes peroxides 13th European Congress on Obesity, 26-29 Mai 2004, Praga, Cecoslovacchia.

10 : M.Bottai et coll.,Longitudinal changes of body mass index, spirometry and diffusion in a general population. Eur. Respir. J. 20 :665-673, 2002.

11 :      Tassone, Fabio Lanfranco, Laura Gianotti et coll : Obstructive sleep apnea sindrome impairs insulin sensitivy independently of anthropometric variables. Clinical Endocrinology, 59,374-379,2003.